CHI SIAMO.

In via Roma a Reggio Emilia si condividono progetti e servizi, ma soprattutto l’utopia di una città ideale dove la creatività genera relazioni di fiducia. Fino a metà del Novecento la via era abitata dal “popolo gióst”, una schiera di indigenti solidali, ostesse, operai delle Officine Reggiane.

Noi che abitiamo oggi il quartiere per la maggior parte non siamo di qui. Ci piace pensare di essere  persone creative: non necessariamente artisti e talenti, ma in generale flessibili, capaci di strutturare in modo nuovo le esperienze. Le rassegne, i festival e i progetti diventano storie per il sito, il giornale di quartiere, i profili social, le conferenze stampa, i blogtour, i flipbook per bambini. Abbiamo una app che permette di citofonare virtualmente agli abitanti per conoscerne le storie. La parrucchiera sudamericana presta il negozio per organizzare un dj set. I ragazzi sinti suonano la chitarra durante un vernissage. La signora Giuliana mostra le foto dei suoi morti durante un tour teatrale nelle case private. I blogger di viaggi si ritrovano in osteria per preparare il nuovo numero di una rivista. La blogger americana impara a “chiudere” i cappelletti. L’antidoto al provincialismo è l’introduzione dell’elemento “alieno”: ogni anno invitiamo artisti a trascorrere una settimana come ospiti del quartiere, mentre gli esercizi commerciali aggiungono alcuni benefit, dal taglio gratuito di capelli dal barbiere o dalla parrucchiera, al servizio lavanderia o a un buono colazione, un pasto o un piatto di cappelletti presso i ristoranti. Quando arriva, ogni ospite scombina le carte e offre nuovi spunti.  Il gruppo informale che ha lavorato in questi anni al progetto ha costituito l’associazione “Via Roma Zero”. A sottolineare che si è sempre all’inizio, non si è fatto ancora abbastanza né si può dare nulla per scontato. “Zero” è il numero civico di chiunque si senta parte di via Roma anche senza abitarvi o lavorarvi, per il profondo bisogno di legarsi a un territorio in cui si riconosce. Dove le cose in comune emergono dalla buona abitudine di salutare per strada anche chi non ci assomiglia.

Non un’audioguida tradizionale, ma un viaggio sentimentale dentro un quartiere vivace e interculturale del centro storico di Reggio Emilia. L’App “Via Roma Trip” (gratis su Google Play e App Store) permette di usare il proprio smartphone per “citofonare” agli abitanti e ai frequentatori abituali.

Tra i protagonisti dell’App ci sono gli artigiani storici che raccontano il proprio mestiere e testimoniano il ricordo di un tempo lontano, quando il pittore Ligabue scambiava quadri per un piatto di pasta e la domenica si andava dal barbiere per leggere il giornale. E ci sono i nuovi progetti per costruire un futuro all’insegna dell’arte e la sostenibilità, come la scuola di fumetto Comics, la scuola di Sartoria e la biosteria Ghirba.

 

C’è anche una via Roma immaginata. Il piccolo Marcello svela la ricchezza di ciò che non si vede: le finestre invisibili con dietro il vuoto, le luci improvvisamente accese in case apparentemente deserte. Ma in una via ricca di storia, il surreale e il paradosso trovano spazio anche nella realtà: durante la guerra qui si parlava al rovescio – racconta il sig. Burani – per non farsi capire dai tedeschi. E il ristorante più reggiano della città è egregiamente gestito da emigrati pugliesi, ormai da decenni.

Via Roma lascia una traccia sugli intellettuali e gli artisti, non solo reggiani: l’App trasmette le emozioni dello scrittore e giornalista Piergiorgio Paterlini, della videomaker Sara Bonaventura e del cantante e autore Alessio Lega. Lorenza Franzoni, abitante “onoraria”, conosce tutti i suoi trascorsi e li riassume in un paio di minuti, riportandoci il ricordo di quel “popolo giusto” ladro per bisogno e solidale per cultura. L’audioguida fornisce alcune informazioni sul patrimonio storico artistico: l’assicuratrice Angelina Fusco mette in luce il pregio di Palazzo Donelli, mentre l’architetto Roberta Grassi dà voce alla straordinaria figura di Maria Melato, attrice teatrale che ebbe i natali proprio in via Roma.

L’App, ideata da Irene Russo e sviluppata da Giulia Dall’Aglio e Michol Iotti con grafiche di Letizia Chianello, raccoglie queste e altre storie.

Attraversato da continui cambiamenti ma ritenuto dalla città poco attraversabile, il quartiere di via Roma è sempre stato un luogo in trasformazione, a partire dal nome della strada, cardo della Reggio romana: in origine Santa Croce, fu cambiato in De Amicis sotto i Savoia e poi in via Roma durante il fascismo. Quando, sventrate e rase al suolo le vie malfamate e puzzolenti di Borgo Emilio e Franco Tetto, gli abitanti vengono spostati in altre zone della città. Segue l’inevitabile chiusura di molte delle numerose osterie – quasi tutte gestite da donne – nelle quali manovali, carpentieri e artigiani bevevano “a tempo” e parlavano l’arsave, il dialetto reggiano alla rovescia.

Il quartiere a questo punto della storia ha una lingua, una suo codice comportamentale – la ligera – e i suoi abitanti si autodefiniscono popol gióst, popolo giusto. Al n.13 di vicolo Venezia resiste la scritta Il popol gióst vuole la neve (è stata rifatta negli anni Cinquanta, ma la sua storicità è confermata dalle fonti): inizialmente era un augurio per i più poveri che quando nevicava lavoravano come spalaneve, nel linguaggio antifascista alludeva all’attesa della caduta del Regime.

Dopo il fascismo anche le giunte rosse del dopoguerra tentano di mettere ordine in questo piccolo mondo di confine, un pezzo di città borderline dove si tengono polli sui tetti e si curano le viti e dove una come la Priama Gelati, di famiglia bolognese rossa e pasionaria, si permette una vita libera e fuori dagli schemi e gioca a fare la diva sulle botti dell’osteria.

Poi a un certo punto il popol gióst sembra non esserci più e resta solo un mito da rispolverare di tanto in tanto; il quartiere pare diventare un po’ anonimo, poco interessante, si inizia a parlare di degrado. Ma il degrado è una componente fondamentale del processo di metabolismo che determina accrescimento, rinnovamento e mantenimento degli organismi viventi. E il metabolismo di via Roma non ha mai smesso di lavorare.

Estratto da A. Canovi, A. Pioppi,  Le donne sono osterie e si beve a tempo. Metabolismo di un quartiere antimoderno, Erodoto108, Via Roma 2017.

Foto e storia del popol gióst  a inizio secolo, sul portale Livello 9, Museo dei luoghi del ‘900, di Istoreco Reggio Emilia.

LA NOSTRA SQUADRA.

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